Studio Legale Bacci

La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni…

Perequazione -  Anche il Diritto ha abbandonato il Paese .. !  

Non ci aspettavamo miracoli, ma quanto sentenziato è troppo. La Corte costituzionale - si legge nel comunicato diffuso dalla Consulta al termine della camera di consiglio del 25.10.2017 - ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, ritenendo che “la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”, smentendo se stessa.

Lo sconcerto è davvero tanto e non può certo passare inosservata l’acrobazia giuridica con la quale è stata oggi affermata la legittimità di un decreto legge bersaglio delle tante critiche mosse dagli operatori del diritto, condivise dai tanti magistrati che, ritenendole fondate, le hanno portate nuovamente all’attenzione della Corte Costituzionale. 

Se, infatti, la Consulta con la nota sentenza nr. 70 del 2015 aveva dichiarato illegittime le previgenti disposizioni normative perequative, a ragione di un blocco indiscriminato e non transitorio, è incomprensibile come il decreto Poletti abbia rispettato i criteri enunciati dalla stessa Corte, tutelando dall’inflazione le pensioni che superano la soglia dei sei volte il minimo Inps. Non si tratta di preservare le prestazioni dei famigerati pensionati “d’oro” o “d’annata” ma di coloro che hanno difeso e reso più sicuro questo Stato: le pensioni dei pubblici dipendenti del comparto sicurezza (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri etc…). Pensioni inferiori, pari e\o superiori, anche se di poco, la soglia dei sei volte il minimo Inps. Il decreto legge 65/2017 – decreto Poletti – che ha introdotto il nuovo meccanismo di perequazione riferito al biennio 2012-2013 (stabilendo la perequazione al 100% per assegni fino a 3 volte il minimo; del 40% tra il 3 e 4; del 20% tra il 4 e 5; del 10% tra il 5 e 6) nulla ha, infatti, inteso restituire in termini perequativi per importi di pensione oltre sei volte il minimo Inps : 2.800,00 euro lordo mensili. Che cosa dire agli appartenenti ai vari corpi di polizia e forze armate che hanno subito questo duro colpo !! 

La mancata perequazione riferita al biennio 2012 e 2013 non è certo un provvedimento che esplica effetti “temporanei” ma al contrario definitivi, dal momento che la perdita dell’adeguamento della pensione riferita a detto biennio si ripercuoterà su tutti i ratei futuri in avvenire, vanificando così i principi costituzionali di proporzionalità e adeguatezza del trattamento previdenziale, inteso come retribuzione differita, espressi dagli articoli 36 e 38 della Costituzione, in precedenza fissati nel primo pronunciamento della Consulta.

È dunque un passo indietro ! 

Un organo di giustizia, che per ragion di Stato nega quei diritti ritenuti fondamentali, in quanto consacrati dalla stessa carta costituzionale, avvilisce e mortifica non solo il diritto ma tutti coloro che giurarono fedeltà alla Repubblica.

Se non fa più scalpore la notizia dei tanti giovani che animati di buona volontà hanno deciso di trovare soddisfazione e fortuna all’Estero, ed i servizi televisivi che raccontano le storie di pensionati felici in territorio straniero, liberi da un sistema di imposizione fiscale sempre più opprimente, deve far oggi vero clamore la notizia che anche il Diritto ha abbandonato le Aule di Giustizia dello Stato. È ora che l’Amministrazione, i Politici ed i Sindacati si mobilitino nel dire basta a questo genere di pronunce, perché i pensionati hanno già dato e molto. In questo clamore, in attesa di conoscere le motivazioni che hanno reso possibile una simile disfatta, è forte la tentazione di veder affermato il Diritto Patrio all’Estero, appellandoci agli organismi della Corte di Giustizia Europea.

Mario Avv Bacci

 

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