Studio Legale Bacci

ADEGUAMENTO DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO - RICORSO PEREQUAZIONE - FISSAZIONE UDIENZA CORTE COSTITUZIONALE

ADEGUAMENTO DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO \ RICORSO PEREQUAZIONE \ FISSAZIONE UDIENZA CORTE COSTITUZIONALE  

Il “ritorno” della Corte Costituzionale …

Sono lieto di poter confermare la notizia che officiosamente è circolata nei vari “forumsulla fissazione, per il giorno 24.10.2017, della discussione innanzi la Consulta delle questioni di legittimità costituzionale legate al decreto-legge n. 65/2015 che variamente ha inciso sui trattamenti  pensionistici.

La vicenda perequativa può essere così sintetizzata:

l'art. 24, comma 25, decreto-legge  n.  201/2011 (Legge Fornero),  convertito con modificazioni  in  legge  n.  214/2011,  aveva  previsto  che la rivalutazione automatica dei trattamenti  pensionistici  disciplinata dall'art. 34, comma 1, legge n. 448/1998, per gli anni 2012  e  2013, fosse riconosciuta, nella misura del 100%,  per  i  soli  trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il  trattamento minimo INPS;

con sentenza n. 70 del 30 aprile 2015 la Corte costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità, per violazione degli articoli 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma,  Costituzione,  dell'art.  24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 nella  parte  in  cui  prevedeva che la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici fosse riconosciuta, per gli  anni  2012  e  2013, nella  misura  del  100 per cento, esclusivamente  ai  trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il  trattamento minimo INPS;

in  conseguenza di tale sentenza, il governo, nella primavera di due anni fa, ha varato il decreto legge 65/2015 con cui è stato introdotto un nuovo meccanismo perequativo che ha stabilito per il biennio 2012-2013 la perequazione al 100% per assegni fino a 3 volte il minimo; del 40% tra 3 e 4; del 20% tra 4 e 5; del 10% tra 5 e 6; niente per importi oltre sei volte il minimo.    

Contro siffatta disposizione di legge molti cittadini sono civilmente insorti presentando ricorso per rivendicare l’illegittimità di un simile meccanismo che ha investito tutte le pensioni di importo superiore a 1.450€ lordi mensili (pari a circa 1.088€ netti mensili).

Ad oggi, con soddisfazione, si porta a conoscenza che i ricorsi,  con i quali si è inteso denunciare i profili di incostituzionalità presenti nel DL 65/2015, hanno trovato sostanziale accoglimento da parte dei giudici di prime cure.

Le questioni di legittimità costituzionale connesse all’azione collettiva sono state recepite da gran parte delle Corti Territoriali del giudice delle pensioni che, conseguentemente, hanno ritenuto di sospendere i relativi giudizi in attesa che la Corte Costituzionale si esprimesse sulla disciplina della perequazione come attuata dal contestato DL 65/2015 convertito in L.109/2015.

Le Corti Territoriali per la Regione Calabria, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Provincia Autonoma di Trento e Bolzano hanno, viceversa,  rigettato i ricorsi perequativi, ritenendo non fondata la questione di legittimità costituzionale.  

La novità, tuttavia, è che, finalmente, la Corte Costituzionale in data 07.06.2017 ha calendarizzato l’udienza di discussione delle questioni di legittimità denunciate nei ricorsi perequativi.

Il 24 ottobre saranno, infatti, discusse ben 12 ordinanze di rinvio che mirano a demolire il decreto legge 65/2015.

La sorte, dunque, dei ricorsi già discussi e sospesi e degli altri, tuttora, pendenti e non ancora discussi innanzi alle orti Territoriali è adesso legata all’imminente pronuncia della Consulta che neanche a farlo apposta, in tema di ricorrenze del centenario della Prima Guerra Mondiale, cade proprio nel giorno della ricorrenza dell’inizio della battaglia di Caporetto (24.10.1917), il cui epilogo fu, come noto, vittorioso per le Truppe Italiane che, tra le rive del Brenta e del Piave, opposero una tenace resistenza al nemico Austro-Ungarico.

L’esito è tutt’altro che scontato ma pare davvero arduo che la Consulta possa, oggi, tornare indietro sui suoi insegnamenti, confermando un meccanismo che, in realtà, ha introdotto una mini perequazione solo per le fasce reddituali complessivamente inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS e niente per le fasce superiori a detto limite.

Sulla fruttuosità dell’azione collettiva le attese, dunque, permangono attuali e paiono, adesso, mature per una pronta definizione.

Alla luce, dunque, dell’imminente udienza di discussione della Consulta, l’Ufficio si rende disponibile, entro il termine del 10 settembre, ad inoltrare nuove domande perequative, previo accordo.                  

                                                          Mario Avv Bacci             

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