Studio Legale Bacci

Blocco delle PENSIONI .. .. che mortificazione !

Il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali ha pregiudicato la maturazione di alcuni istituti tipici - specifici del comparto sicurezza, difesa e soccorso - strettamente connessi alla valorizzazione dell'anzianità di servizio e alla correlata acquisizione di crescenti competenze professionali, nonché più impegnative responsabilità, quali l'omogeneizzazione, l'assegno funzionale e gli incrementi stipendiali parametrali non connessi a promozioni.

La misura del blocco del trattamento economico complessivo ordinariamente spettante – stipendio, assegni fissi e continuativi e trattamento accessorio - è stato deciso per la prima volta nel 2010.

Doveva essere una misura temporanea, dettata dall'emergenza finanziaria ma, come tutte le misure a carattere temporaneo, è stata puntualmente confermata di anno in anno, sin tanto che non si è pronunciata, lo scorso 24 giugno, la Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 178/2015 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale sopravvenuta (dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza) del c.d. “blocco degli stipendi statali”.

Il riferito blocco ha avuto conseguenze non solo sul personale in servizio ma anche, e soprattutto, su quello collocato in congedo, durante il riferito periodo.

A decorrere dal 1° GENNAIO 2015, cessati gli effetti del blocco del “tetto salariale” – intervenuto, si ricorda a seguito della recente legge di stabilità del 23 settembre 2014 nr. 190 - le Amministrazioni del comparto sicurezza, con apposite circolari, sono intervenute  a rideterminare il trattamento economico spettante al personale in servizio (cfr. Circolare Comando Generale G.d.F. nr. 62 del 18.12.2014 in materia di istruzione applicative per procedere agli adeguamenti retributivi).

La rideterminazione del trattamento economico ha riguardato gli istituti da adeguare in relazione ad eventi maturati nel periodo del blocco.

In particolare:
a) per il personale contrattualizzato (da Finanziere a Tenente Colonnello):

1) STIPENDIO, in caso di promozione o di conseguimento della qualifica di Luogo tenente o di maturazione delle seguenti anzianità di grado: 8 anni nel grado di Appuntato Scelto, Brigadiere Capo e Maresciallo Aiutante; 10 anni nel grado cli Maresciallo Capo;

2)INDENNITÀ MENSILE PENSIONABILE, in caso di promozione;

3) ASSEGNO FUNZIONALE PENSIONABILE, in caso di maturazione di 17, 27 e 32 anni di servizio ed in alcuni casi di promozione;

4) ASSEGNO DI VALORIZZAZIONE DIRIGENZIALE, in caso di promozione al grado di Maggiore;

5) IMPORTI DEL COMPENSO PER LAVORO STRAORDINARIO;

6) INDENNITA’ E SERVIZI INTERNI DI CASERMA E COMPENSI PER NUCLEO RISPOSTA;

7) INDENNITÀ OPERATIVE;

 

b) per il personale non contrattualizzato (dirigenti, da Colonnello a Generale di Corpo d’Armata, ed omogeneizzati):

1) STIPENDIO, in caso di promozione o di omogeneizzazione per raggiungimento di 13/15/23/25 anni di servizio dalla nomina a Ufficiale;

2) INDENNITÀ INTEGRATIVA SPECIALE, in caso di promozione o omogeneizzazione;

3) INDENNITÀ MENSILE PENSIONABILE, in caso di promozione o di raggiungimento di 15 o 25 anni dalla prima nomina;

4) ASSEGNO DI VALORIZZAZIONE DIRIGENZIALE, in caso di promozione al grado di Maggiore;

5) INDENNITÀ PEREQUATIVA, in caso di promozione al grado di Colonnello o Generale di Brigata;

6) INDENNITA’ DI POSIZIONE, in caso di promozione al grado di Generale di Divisione o Generale di Corpo d’Armata;

7) IMPORTI DEL COMPENSO PER LAVORO STRAORDINARIO, in caso di promozione o omogeneizzazione;

8) INDENNITA’ OPERATIVE, in caso di promozione o omogeneizzazione.

 

La rideterminazione del trattamento economico non ha avuto alcun effetto retroattivo e ciò anche in conseguenza della pronuncia della Consulta, che come riferito ha dichiarato l’illegittimità sopravvenuta del blocco a decorrere dalla data di pubblicazione della stessa sentenza.

Le attuali disposizioni (commi 266, 267 e 268 della legge di stabilità 2015), dunque, non riconoscono al personale in pensione gli arretrati degli assegni loro spettanti maturati durante il periodo ricadente tra il 1º gennaio 2011 e il 31 dicembre 2014

Va rimarcato, pertanto, che la rideterminazione del trattamento economico ha interessato il solo personale in servizio a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Le disposizioni normative concernenti lo sblocco del tetto salariale, infatti, non hanno comportato alcun aggiornamento delle pensioni del personale collocato in quiescenza ed interessato dal blocco.

Il personale uscito dal servizio nel periodo del blocco, che avesse maturato i requisiti di legge proprio durante il citato periodo, ha di fatto perso il proprio diritto a conseguire le migliore economiche stipendiali oggi attribuite ai colleghi, pari grado ed anzianità.

Le istanze di adeguamento del trattamento economico avanzate dal personale in congedo, volte ad esempio a rivendicare l’assegno funzionale e\o il parametro stipendiale superiore in relazione all’anzianità di servizio maturata durante il blocco, sono state tutte puntualmente archiviate con la seguente motivazione:

la determinazione della c.d. quota A del trattamento di quiescenza è correlata all’ultimo stipendio integralmente percepito (cioè quello in godimento al momento del congedo) ex art. 53 del D.P.R. 1092\1973 – richiamato anche dall’art. 1866 del decreto legislativo nr. 66\2010 – nel sistema di calcolo retributivo, come nel caso dell’istanza in argomento”;

In sostanza, poiché nell’ultimo ruolino paga non figura l’incremento del pagamento accessorio conseguito in forza della maturata anzianità di servizio – è evidente che non poteva essere così, atteso il blocco stipendiale - tale miglioria non può essere computata a base del calcolo della pensione o liquidata nel TFR. 

Dunque, riassumendo, le norme sullo sblocco del tetto salariale non prevedono riconoscimento alcuno di arretrati, mentre le norme in materia di calcolo della base pensionabile escludono formalmente l’inclusione degli accessori di legge in esame dal calcolo della pensione.

Il tutto si traduce per il personale interessato nella perdita di un diritto acquisito per legge dello Stato.

Tale penalizzazione che evidentemente colpisce il personale cessato dal servizio prima del c.d. sblocco, se non modificata attraverso il ricalcolo dell’assegno di pensione mensile percepito ed il trattamento di fine rapporto liquidato in base ai diritti maturati dal 1° gennaio 2015, introdurrà una inaccettabile difformità di trattamento tra il personale di pari grado e pari anzianità ancora in servizio ed il personale attualmente in pensione.

Tuttavia, nonostante l’evidente disparità di trattamento cui soffrono i neo pensionati, non si registra alcuna iniziativa legislativa che possa porre fine a detta inaccettabile disfunzione per il personale delle Forze di polizia andato in pensione durante il periodo di blocco contrattuale.

Per tal motivo si rende noto che il Centro di Assistenza Legale ANFI ha predisposto un’iniziativa per rivendicare giudizialmente il ricalcolo dell’assegno di pensione ed il trattamento di fine rapporto in base ai diritti maturati dal 1° Gennaio 2015. Le informazioni sulle modalità di adesione saranno presto reperibili sul sito A.N.F.I. www.assofinanzieri.it o presso le sedi delle Sezioni ANFI o mandando una mail al seguente indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure compilando direttamente i campi nel modulo che trovate a questo link

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