Studio Legale Bacci

La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni…

Perequazione -  Anche il Diritto ha abbandonato il Paese .. !  

Non ci aspettavamo miracoli, ma quanto sentenziato è troppo. La Corte costituzionale - si legge nel comunicato diffuso dalla Consulta al termine della camera di consiglio del 25.10.2017 - ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, ritenendo che “la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”, smentendo se stessa.

Lo sconcerto è davvero tanto e non può certo passare inosservata l’acrobazia giuridica con la quale è stata oggi affermata la legittimità di un decreto legge bersaglio delle tante critiche mosse dagli operatori del diritto, condivise dai tanti magistrati che, ritenendole fondate, le hanno portate nuovamente all’attenzione della Corte Costituzionale. 

Se, infatti, la Consulta con la nota sentenza nr. 70 del 2015 aveva dichiarato illegittime le previgenti disposizioni normative perequative, a ragione di un blocco indiscriminato e non transitorio, è incomprensibile come il decreto Poletti abbia rispettato i criteri enunciati dalla stessa Corte, tutelando dall’inflazione le pensioni che superano la soglia dei sei volte il minimo Inps. Non si tratta di preservare le prestazioni dei famigerati pensionati “d’oro” o “d’annata” ma di coloro che hanno difeso e reso più sicuro questo Stato: le pensioni dei pubblici dipendenti del comparto sicurezza (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri etc…). Pensioni inferiori, pari e\o superiori, anche se di poco, la soglia dei sei volte il minimo Inps. Il decreto legge 65/2017 – decreto Poletti – che ha introdotto il nuovo meccanismo di perequazione riferito al biennio 2012-2013 (stabilendo la perequazione al 100% per assegni fino a 3 volte il minimo; del 40% tra il 3 e 4; del 20% tra il 4 e 5; del 10% tra il 5 e 6) nulla ha, infatti, inteso restituire in termini perequativi per importi di pensione oltre sei volte il minimo Inps : 2.800,00 euro lordo mensili. Che cosa dire agli appartenenti ai vari corpi di polizia e forze armate che hanno subito questo duro colpo !! 

La mancata perequazione riferita al biennio 2012 e 2013 non è certo un provvedimento che esplica effetti “temporanei” ma al contrario definitivi, dal momento che la perdita dell’adeguamento della pensione riferita a detto biennio si ripercuoterà su tutti i ratei futuri in avvenire, vanificando così i principi costituzionali di proporzionalità e adeguatezza del trattamento previdenziale, inteso come retribuzione differita, espressi dagli articoli 36 e 38 della Costituzione, in precedenza fissati nel primo pronunciamento della Consulta.

È dunque un passo indietro ! 

Un organo di giustizia, che per ragion di Stato nega quei diritti ritenuti fondamentali, in quanto consacrati dalla stessa carta costituzionale, avvilisce e mortifica non solo il diritto ma tutti coloro che giurarono fedeltà alla Repubblica.

Se non fa più scalpore la notizia dei tanti giovani che animati di buona volontà hanno deciso di trovare soddisfazione e fortuna all’Estero, ed i servizi televisivi che raccontano le storie di pensionati felici in territorio straniero, liberi da un sistema di imposizione fiscale sempre più opprimente, deve far oggi vero clamore la notizia che anche il Diritto ha abbandonato le Aule di Giustizia dello Stato. È ora che l’Amministrazione, i Politici ed i Sindacati si mobilitino nel dire basta a questo genere di pronunce, perché i pensionati hanno già dato e molto. In questo clamore, in attesa di conoscere le motivazioni che hanno reso possibile una simile disfatta, è forte la tentazione di veder affermato il Diritto Patrio all’Estero, appellandoci agli organismi della Corte di Giustizia Europea.

Mario Avv Bacci

 

ADEGUAMENTO DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO - RICORSO PEREQUAZIONE - FISSAZIONE UDIENZA CORTE COSTITUZIONALE

ADEGUAMENTO DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO \ RICORSO PEREQUAZIONE \ FISSAZIONE UDIENZA CORTE COSTITUZIONALE  

Il “ritorno” della Corte Costituzionale …

Sono lieto di poter confermare la notizia che officiosamente è circolata nei vari “forumsulla fissazione, per il giorno 24.10.2017, della discussione innanzi la Consulta delle questioni di legittimità costituzionale legate al decreto-legge n. 65/2015 che variamente ha inciso sui trattamenti  pensionistici.

La vicenda perequativa può essere così sintetizzata:

l'art. 24, comma 25, decreto-legge  n.  201/2011 (Legge Fornero),  convertito con modificazioni  in  legge  n.  214/2011,  aveva  previsto  che la rivalutazione automatica dei trattamenti  pensionistici  disciplinata dall'art. 34, comma 1, legge n. 448/1998, per gli anni 2012  e  2013, fosse riconosciuta, nella misura del 100%,  per  i  soli  trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il  trattamento minimo INPS;

con sentenza n. 70 del 30 aprile 2015 la Corte costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità, per violazione degli articoli 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma,  Costituzione,  dell'art.  24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 nella  parte  in  cui  prevedeva che la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici fosse riconosciuta, per gli  anni  2012  e  2013, nella  misura  del  100 per cento, esclusivamente  ai  trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il  trattamento minimo INPS;

in  conseguenza di tale sentenza, il governo, nella primavera di due anni fa, ha varato il decreto legge 65/2015 con cui è stato introdotto un nuovo meccanismo perequativo che ha stabilito per il biennio 2012-2013 la perequazione al 100% per assegni fino a 3 volte il minimo; del 40% tra 3 e 4; del 20% tra 4 e 5; del 10% tra 5 e 6; niente per importi oltre sei volte il minimo.    

Contro siffatta disposizione di legge molti cittadini sono civilmente insorti presentando ricorso per rivendicare l’illegittimità di un simile meccanismo che ha investito tutte le pensioni di importo superiore a 1.450€ lordi mensili (pari a circa 1.088€ netti mensili).

Ad oggi, con soddisfazione, si porta a conoscenza che i ricorsi,  con i quali si è inteso denunciare i profili di incostituzionalità presenti nel DL 65/2015, hanno trovato sostanziale accoglimento da parte dei giudici di prime cure.

Le questioni di legittimità costituzionale connesse all’azione collettiva sono state recepite da gran parte delle Corti Territoriali del giudice delle pensioni che, conseguentemente, hanno ritenuto di sospendere i relativi giudizi in attesa che la Corte Costituzionale si esprimesse sulla disciplina della perequazione come attuata dal contestato DL 65/2015 convertito in L.109/2015.

Le Corti Territoriali per la Regione Calabria, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Provincia Autonoma di Trento e Bolzano hanno, viceversa,  rigettato i ricorsi perequativi, ritenendo non fondata la questione di legittimità costituzionale.  

La novità, tuttavia, è che, finalmente, la Corte Costituzionale in data 07.06.2017 ha calendarizzato l’udienza di discussione delle questioni di legittimità denunciate nei ricorsi perequativi.

Il 24 ottobre saranno, infatti, discusse ben 12 ordinanze di rinvio che mirano a demolire il decreto legge 65/2015.

La sorte, dunque, dei ricorsi già discussi e sospesi e degli altri, tuttora, pendenti e non ancora discussi innanzi alle orti Territoriali è adesso legata all’imminente pronuncia della Consulta che neanche a farlo apposta, in tema di ricorrenze del centenario della Prima Guerra Mondiale, cade proprio nel giorno della ricorrenza dell’inizio della battaglia di Caporetto (24.10.1917), il cui epilogo fu, come noto, vittorioso per le Truppe Italiane che, tra le rive del Brenta e del Piave, opposero una tenace resistenza al nemico Austro-Ungarico.

L’esito è tutt’altro che scontato ma pare davvero arduo che la Consulta possa, oggi, tornare indietro sui suoi insegnamenti, confermando un meccanismo che, in realtà, ha introdotto una mini perequazione solo per le fasce reddituali complessivamente inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS e niente per le fasce superiori a detto limite.

Sulla fruttuosità dell’azione collettiva le attese, dunque, permangono attuali e paiono, adesso, mature per una pronta definizione.

Alla luce, dunque, dell’imminente udienza di discussione della Consulta, l’Ufficio si rende disponibile, entro il termine del 10 settembre, ad inoltrare nuove domande perequative, previo accordo.                  

                                                          Mario Avv Bacci             

CONCORSO INTERNO PER 1400 VICE ISPETTORI

CONCORSO INTERNO PER 1400 VICE ISPETTORI

MISSIONE O ASPETTATIVA  ?

 

Il Dipartimento della P.S., con note ministeriali del 19 giugno e del 14 luglio, ha comunicato l’avvio alla frequentazione del 9° corso di formazione per Vice Ispettori dei 1.400 vincitori del concorso interno per Vice Ispettori; nonché dei 474 idonei non vincitori.

Il Sindacato di Polizia CO.I.S.P. - Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia  -  ha chiesto al Capo della Polizia, in vista dell’inizio del corso di formazione, di esplicitare quale sia il trattamento amministrativo da applicare ai frequentatori del corso.

Detto in altre parole, di garantire loro l’indennità di missione, e di ogni altra provvidenza economica, discendente dal consolidato rapporto d’impiego con la Polizia di Stato. Tanto, trattandosi, nella fattispecie, di concorso interno per titoli di servizio ed esame, riservato al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia (D.P.R. 335\1982 articolo 27, comma 1, lettera b ).

In riscontro, il Dipartimento della P.S. ha precisato che “il personale della Polizia di Stato che a seguito di concorso interno per Vice Ispettore si trova a frequentare il relativo corso di formazione, debba essere posto in aspettativa ex art. 28 Legge 668/1986”.

L’assurda decisione risulta irrispettosa non solo dello Status del personale ma anche di un diritto positivo. La decisone del Dipartimento di P.S. è stata resa nota attraverso un comunicato del Sindacato di Polizia CO.I.S.P. datato 31.07.2017.

Tanto premesso, la riflessione più immediata a fronte di una simile presa di posizione - rectius, acrobazia - è che l’Amministrazione voglia eludere il diritto, in danno dei partecipanti il 9° corso di formazione per Vice Ispettori.

In effetti, la conseguenza è che, i frequentatori del corso, ancorché collocati in aspettativa, si vedranno scippare dalla busta paga la corresponsione del trattamento economico di missione previsto dalla legge sulle missioni e successive modificazioni; nonché, l’eventuale trattamento per trasferimento d’ufficio previsto dall’art. 1 della Legge 86/2001 (ex legge 100/1987).

Voce aggiuntiva allo stipendio non irrilevante, dal momento che l’aspirante Vice-Ispettore maturerebbe per ogni giorno di frequenza al corso € 12,27 ovvero € 368,10 mensili.  

Il Sindacato CO.I.S.P. chiede se è legittimo tutto questo, ed ha incaricato questo Studio sulla fattibilità di un’azione tesa a salvaguardare i diritti degli aspiranti Vice-Ispettori.

Ebbene, a parere, di chi scrive sussistono validi motivi in diritto per supportare un contenzioso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale argomentabili proprio nel Decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335 - Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 10 giugno 1982, n. 158 - in materia di Ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia - Nomina a vice Ispettori - le cui disposizioni normative confliggono con il prospettato regime giuridico “d’aspettativa” paventato dal Dipartimento della P.S.

L’obiettivo indennitario verrà, infatti, perseguito attraverso la valorizzare dello status giuridico dei partecipanti il concorso interno di Vice-Ispettore che, come noto, è stato bandito con assegnazione dei posti riservati al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, cui ne deve conseguire, peraltro, il relativo trattamento economico-giuridico ex D.P.R. 335\1982 articolo 27.

Le attese, dunque, sulla fruttuosità dell’azione collettiva sono attuali e paiono fondate.

In conclusione, lo Studio in considerazione della questione prospettata dal Sindacato di Polizia CO.I.S.P., si rende disponibile a patrocinare un’eventuale azione collettiva volta a contestare il provvedimento di collocazione in aspettativa ex art. 28 Legge 668/1986 dei frequentatori il 9° corso di formazione per Vice Ispettori alfine di rivendicare il diritto a percepire la c.d. indennità di missione.    

Mario Avv Bacci  

Modulistica

Concorso Interno 1400

Modelli conferimento mandato iscritti Co.i.s.p.

Modelli conferimento mandato NON iscritti Co.i.s.p.

ParereConcorso1400

CONCORSO INTERNO PER 1400 VICE ISPETTORI 9° CORSO DI FORMAZIONE CON INIZIO IL 12 SETTEMBRE 2017

COISP · COORDINAMENTO PER L’INDIPENDENZA SINDACALE DELLE FORZE DI POLIZIA

CONCORSO INTERNO PER 1400 VICE ISPETTORI
9° CORSO DI FORMAZIONE CON INIZIO IL 12 SETTEMBRE 2017
IL COISP PREDISPONE UN RICORSO PER IL DIRITTO DEI COLLEGHI A PERCEPIRE L’INDENNITÀ DI MISSIONE E QUELLA DI TRASFERIMENTO

 

A seguito delle note ministeriali del 19 giugno e del 14 luglio u.s. con le quali il Dipartimento ha rappresentato al COISP ed alle altre OO.SS. che i 1.400 vincitori del concorso interno per Vice Ispettori, nonché i 474 idonei non vincitori, sarebbero stati avviati alla frequentazione del 9° corso di formazione per Vice Ispettori, la cui data inizio sarebbe stata il 12 settembre p.v., la Segreteria Nazionale di questa O.S. ha chiesto al Capo della Polizia di rispettare il dettato normativo, garantendo ai predetti colleghi l’indennità di missione durante la frequenza del ridetto corso. Nella circostanza abbiamo ricordato che lo stesso Consiglio di Stato, Sezione 2, con parere numero 02661/2016 del 20.12.2016 relativo ad analoga questione di quella sopra rappresentata (nel caso di specie era interessato personale del Corpo di Polizia Penitenziaria che aveva effettuato un corso per Vice Ispettore a seguito di concorso interno), aveva operato una chiara distinzione tra concorso “pubblico” e concorso “interno” (quale è stato quello di cui si discute per 1.400 Vice Ispettori) ed aveva puntualizzato che “la frequenza di un corso di formazione, a seguito di superamento di un pubblico concorso, non è riconoscibile quale attività di servizio, la quale si concretizza solo a seguito del superamento del corso stesso e dell’immissione nei ruoli ed in servizio, disposta dall’Amministrazione” e che “ne discende l’inapplicabilità delle norme concernenti il trattamento di missione a coloro che, come i ricorrenti, sono frequentatori di corso, ma non sono ancora titolari di alcun rapporto di servizio”, …… con ciò intendendo che quegli altri che invece SONO “titolari di rapporto di servizio” e SONO già immessi “nei ruoli” (quindi chi partecipa ad un concorso “interno” come i nostri colleghi che frequenteranno il 9° corso di formazione per Vice Ispettori) hanno diritto al trattamento di missione durante il ridetto corso.
Il Dipartimento della P.S., in data 28.7 u.s., in risposta alla nostra pretesa, ha comunicato di ritenere che il personale della Polizia di Stato che a seguito di concorso interno per Vice Ispettore si trova a frequentare il relativo corso di formazione, debba essere posto in aspettativa ex art. 28 Legge 668/1986 con conseguente mancata corresponsione dell’indennità di missione prevista dalla normativa vigente nonché dell’eventuale trattamento per trasferimento d’ufficio previsto dall’art. 1 della Legge 86/2001 (ex legge 100/1987).
Ciò stante, non potendo condividere il parere dell’Amministrazione, il COISP ha dato mandato ai propri legali di valutare la fattibilità di un ricorso dinanzi al Giudice amministrativo, fattibilità che è stata ritenuta sussistere appieno.
Nei prossimi giorni, pertanto, non prima di aver intrapreso un ultimo tentativo di confronto con l’Amministrazione, comunicheremo a tutti gli interessati le modalità di adesione al ricorso su cui già i legali del COISP stanno lavorando.

Roma, 31 luglio 2017

La Segreteria Nazionale del COISP

 

moduli

ArticoloFissazioneCorteCostituzionalePerequazione

Conferimento mandato e Modelli 1, 2 e 3 per ISCRITTI al COISP

Conferimento per i non iscritti al COISP

ParereConcorso1400 

Agenti Polizia ricorso

NOTE ESPLICATIVE PER CONTESTARE GIUDIZIALMENTE

la revoca del decreto del sig. Capo della Polizia 26 febbraio 2016 di nomina della commissione esaminatrice del concorso pubblico per titoli ed esami, per il reclutamento di nr. 559 Allievi Agenti della Polizia di Stato
Lo Studio, esaminati gli atti normativi e concorsuali, concernenti il bando del concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento di n. 559 allievi agenti della Polizia di Stato, riservato ai sensi dell'articolo 2199, comma 4, lettera a), del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66, ai volontari in ferma prefissata di un anno o quadriennale ovvero in rafferma annuale etc, ritiene che vi siano sussistenti motivi di diritto per promuovere un’azione collettiva a tutela dei candidati che, ancorché vincitori della prova scritta d’esame, siano stati illegittimamente danneggiati dalla revoca di tutti gli atti relativi allo svolgimento della prova scritta d’esame e relativi esiti.

Al ricorso collettivo potranno partecipare tutti coloro che avessero superato la prova scritta d’esame.

L'azione sarà avviata con la notificazione di un ricorso giurisdizionale amministrativo che verrà depositato presso la sede territorialmente competente del T.A.R. Lazio di Roma.

Ai fini dell’adesione all’iniziativa collettiva sarà necessario produrre i sottoelencati documenti:

1. copia documento identità in corso di validità;
2. copia codice fiscale;
3. copia riepilogo informazioni domanda partecipazione al bando

Gli interessati, per aderire, dovranno sottoscrivere la delega (modello 1 A) e la lettera d’incarico (modello 2), curando, altresì, la compilazione del foglio notizie personale (modello 3).

La documentazione e la modulistica in parola dovrà essere spedita presso l’indirizzo dello Studio Legale Bacci, sito in Roma alla via Luigi Capuana, 207 – 00137 Roma.

La quota di adesione per ciascun singolo partecipante è fissata in euro 250,00 (duecentocinquanta\00). L'importo così determinato comprende gli atti di introduzione all'azione e successivi; gli accessori di legge (IVA e CA); spese di notifica; vacazioni presso la sede del T.A.R. del LAZIO; udienza camerale, eventuali rinvii; udienza discussione nel merito.

Il compenso dovrà essere versato in un'unica soluzione, deroga per particolari casi, al seguente IBAN: Bacci Mario – Banca Fideuram – IT14 P032 9601 6010 0006 4209 389. Nella causale del bonifico dovranno essere indicate le generalità (nome e cognome) del ricorrente specificando: “concorso 559”. 

Le adesioni dovranno pervenire entro e non oltre la data del 10 febbraio 2017.

Al fine di avviare al più presto l’azione, si prega ANTICIPARE con la massima urgenza possibile la modulistica sopra menzionata - delega (modello 1 A); lettera d’incarico (modello 2), foglio notizie personale (modello 3) - utilizzando la casella di posta elettronica appositamente dedicata, specificando in oggetto nome e cognome dell’aderente all’iniziativa collettiva: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Di seguito è possibile scaricare la modulistica per l’adesione al ricorso collettivo al quale si potrà aderire attraverso la compilazione di apposito modulo on line, fermo restando l’invio in originale della delega.

Mario Avv Bacci

  Scarica la modulistica

 

Blocco delle PENSIONI .. .. che mortificazione !

Il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali ha pregiudicato la maturazione di alcuni istituti tipici - specifici del comparto sicurezza, difesa e soccorso - strettamente connessi alla valorizzazione dell'anzianità di servizio e alla correlata acquisizione di crescenti competenze professionali, nonché più impegnative responsabilità, quali l'omogeneizzazione, l'assegno funzionale e gli incrementi stipendiali parametrali non connessi a promozioni.

La misura del blocco del trattamento economico complessivo ordinariamente spettante – stipendio, assegni fissi e continuativi e trattamento accessorio - è stato deciso per la prima volta nel 2010.

Doveva essere una misura temporanea, dettata dall'emergenza finanziaria ma, come tutte le misure a carattere temporaneo, è stata puntualmente confermata di anno in anno, sin tanto che non si è pronunciata, lo scorso 24 giugno, la Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 178/2015 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale sopravvenuta (dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza) del c.d. “blocco degli stipendi statali”.

Il riferito blocco ha avuto conseguenze non solo sul personale in servizio ma anche, e soprattutto, su quello collocato in congedo, durante il riferito periodo.

A decorrere dal 1° GENNAIO 2015, cessati gli effetti del blocco del “tetto salariale” – intervenuto, si ricorda a seguito della recente legge di stabilità del 23 settembre 2014 nr. 190 - le Amministrazioni del comparto sicurezza, con apposite circolari, sono intervenute  a rideterminare il trattamento economico spettante al personale in servizio (cfr. Circolare Comando Generale G.d.F. nr. 62 del 18.12.2014 in materia di istruzione applicative per procedere agli adeguamenti retributivi).

La rideterminazione del trattamento economico ha riguardato gli istituti da adeguare in relazione ad eventi maturati nel periodo del blocco.

In particolare:
a) per il personale contrattualizzato (da Finanziere a Tenente Colonnello):

1) STIPENDIO, in caso di promozione o di conseguimento della qualifica di Luogo tenente o di maturazione delle seguenti anzianità di grado: 8 anni nel grado di Appuntato Scelto, Brigadiere Capo e Maresciallo Aiutante; 10 anni nel grado cli Maresciallo Capo;

2)INDENNITÀ MENSILE PENSIONABILE, in caso di promozione;

3) ASSEGNO FUNZIONALE PENSIONABILE, in caso di maturazione di 17, 27 e 32 anni di servizio ed in alcuni casi di promozione;

4) ASSEGNO DI VALORIZZAZIONE DIRIGENZIALE, in caso di promozione al grado di Maggiore;

5) IMPORTI DEL COMPENSO PER LAVORO STRAORDINARIO;

6) INDENNITA’ E SERVIZI INTERNI DI CASERMA E COMPENSI PER NUCLEO RISPOSTA;

7) INDENNITÀ OPERATIVE;

 

b) per il personale non contrattualizzato (dirigenti, da Colonnello a Generale di Corpo d’Armata, ed omogeneizzati):

1) STIPENDIO, in caso di promozione o di omogeneizzazione per raggiungimento di 13/15/23/25 anni di servizio dalla nomina a Ufficiale;

2) INDENNITÀ INTEGRATIVA SPECIALE, in caso di promozione o omogeneizzazione;

3) INDENNITÀ MENSILE PENSIONABILE, in caso di promozione o di raggiungimento di 15 o 25 anni dalla prima nomina;

4) ASSEGNO DI VALORIZZAZIONE DIRIGENZIALE, in caso di promozione al grado di Maggiore;

5) INDENNITÀ PEREQUATIVA, in caso di promozione al grado di Colonnello o Generale di Brigata;

6) INDENNITA’ DI POSIZIONE, in caso di promozione al grado di Generale di Divisione o Generale di Corpo d’Armata;

7) IMPORTI DEL COMPENSO PER LAVORO STRAORDINARIO, in caso di promozione o omogeneizzazione;

8) INDENNITA’ OPERATIVE, in caso di promozione o omogeneizzazione.

 

La rideterminazione del trattamento economico non ha avuto alcun effetto retroattivo e ciò anche in conseguenza della pronuncia della Consulta, che come riferito ha dichiarato l’illegittimità sopravvenuta del blocco a decorrere dalla data di pubblicazione della stessa sentenza.

Le attuali disposizioni (commi 266, 267 e 268 della legge di stabilità 2015), dunque, non riconoscono al personale in pensione gli arretrati degli assegni loro spettanti maturati durante il periodo ricadente tra il 1º gennaio 2011 e il 31 dicembre 2014

Va rimarcato, pertanto, che la rideterminazione del trattamento economico ha interessato il solo personale in servizio a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Le disposizioni normative concernenti lo sblocco del tetto salariale, infatti, non hanno comportato alcun aggiornamento delle pensioni del personale collocato in quiescenza ed interessato dal blocco.

Il personale uscito dal servizio nel periodo del blocco, che avesse maturato i requisiti di legge proprio durante il citato periodo, ha di fatto perso il proprio diritto a conseguire le migliore economiche stipendiali oggi attribuite ai colleghi, pari grado ed anzianità.

Le istanze di adeguamento del trattamento economico avanzate dal personale in congedo, volte ad esempio a rivendicare l’assegno funzionale e\o il parametro stipendiale superiore in relazione all’anzianità di servizio maturata durante il blocco, sono state tutte puntualmente archiviate con la seguente motivazione:

la determinazione della c.d. quota A del trattamento di quiescenza è correlata all’ultimo stipendio integralmente percepito (cioè quello in godimento al momento del congedo) ex art. 53 del D.P.R. 1092\1973 – richiamato anche dall’art. 1866 del decreto legislativo nr. 66\2010 – nel sistema di calcolo retributivo, come nel caso dell’istanza in argomento”;

In sostanza, poiché nell’ultimo ruolino paga non figura l’incremento del pagamento accessorio conseguito in forza della maturata anzianità di servizio – è evidente che non poteva essere così, atteso il blocco stipendiale - tale miglioria non può essere computata a base del calcolo della pensione o liquidata nel TFR. 

Dunque, riassumendo, le norme sullo sblocco del tetto salariale non prevedono riconoscimento alcuno di arretrati, mentre le norme in materia di calcolo della base pensionabile escludono formalmente l’inclusione degli accessori di legge in esame dal calcolo della pensione.

Il tutto si traduce per il personale interessato nella perdita di un diritto acquisito per legge dello Stato.

Tale penalizzazione che evidentemente colpisce il personale cessato dal servizio prima del c.d. sblocco, se non modificata attraverso il ricalcolo dell’assegno di pensione mensile percepito ed il trattamento di fine rapporto liquidato in base ai diritti maturati dal 1° gennaio 2015, introdurrà una inaccettabile difformità di trattamento tra il personale di pari grado e pari anzianità ancora in servizio ed il personale attualmente in pensione.

Tuttavia, nonostante l’evidente disparità di trattamento cui soffrono i neo pensionati, non si registra alcuna iniziativa legislativa che possa porre fine a detta inaccettabile disfunzione per il personale delle Forze di polizia andato in pensione durante il periodo di blocco contrattuale.

Per tal motivo si rende noto che il Centro di Assistenza Legale ANFI ha predisposto un’iniziativa per rivendicare giudizialmente il ricalcolo dell’assegno di pensione ed il trattamento di fine rapporto in base ai diritti maturati dal 1° Gennaio 2015. Le informazioni sulle modalità di adesione saranno presto reperibili sul sito A.N.F.I. www.assofinanzieri.it o presso le sedi delle Sezioni ANFI o mandando una mail al seguente indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure compilando direttamente i campi nel modulo che trovate a questo link

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